Papa Francesco: nel rapporto tra giustizia e carità, prioritaria la ‘salus animarum’

POPE FRANCIS

Papa Francesco si è recato presso il Tribunale apostolico della Rota romana, dove ha incontrato i partecipanti al corso di formazione per i Vescovi sul nuovo processo matrimoniale, come delineato dopo l’entrata in vigore del Motu proprio ‘Mitis iudex’. Nell’ambito di questo incontro, svoltosi presso il Palazzo della Cancelleria il 18 novembre 2016, il Pontefice ha tenuto un intervento in cui ha ribadito in particolare due degli aspetti centrali delle nuove norme: il munus episcopale, che comporta anche la competenza diretta del Vescovo nel giudicare le cause giudiziali, e la semplificazione delle procedure del processo matrimoniale, per venire meglio incontro alle esigenze di verità dei fedeli che si rivolgono ai Tribunali della Chiesa. Il processo matrimoniale canonico infatti, come ricordato dal Papa, è uno strumento idoneo “a rispondere, con disponibilità e umiltà, al grido di aiuto di tanti nostri fratelli e sorelle che hanno bisogno di fare verità sul loro matrimonio e sul cammino della loro vita”.

Centrale è dunque sempre e comunque l’accertamento della verità da parte dei giudici: nello stesso Motu proprio ‘Mitis iudex’ si legge espressamente che esso è teso a dare “disposizioni con le quali si favorisca non la nullità dei matrimoni, ma la celerità dei processi”.

Non va infatti dimenticato che l’accertamento della verità sulla situazione matrimoniale dei fedeli avviene attraverso un vero e proprio processo. E lo stesso Motu proprio chiarisce come “le cause di nullità del matrimonio vengano trattate per via giudiziale, e non amministrativa” perché “lo esiga la necessità di tutelare in massimo grado la verità del sacro vincolo: e ciò è esattamente assicurato dalle garanzie dell’ordine giudiziario”. Anche il Card. Francesco Coccopalmerio in una sua intervista a iuscanonicum (leggi qui) ha ribadito l’importanza della natura giudiziale del processo per l’accertamento della nullità del sacramento matrimoniale.

Nel discorso alla Rota Papa Francesco invita a “comprendere i bisogni e le domande dell’uomo di oggi” dando chiaramente una prospettiva di riferimento, che è quella di “cercare le risposte nella Parola di Dio e nelle verità della fede”, trasmesse dalla Chiesa.

“Nell’ottica di un sano rapporto tra giustizia e carità – ha proseguito il Pontefice – la legge della Chiesa non può prescindere dal fondamentale principio della salus animarum. Pertanto, i Tribunali ecclesiastici sono chiamati ad essere espressione tangibile di un servizio diaconale del diritto nei riguardi di questo fine primario. Esso è opportunamente posto come parola finale del Codice di diritto canonico, perché lo sovrasta come legge suprema e come valore che supera il diritto stesso, indicando così l’orizzonte della misericordia”.

In effetti, come noto, il Codice di diritto canonico latino si chiude facendo riferimento alla “salvezza delle anime, che deve sempre essere nella Chiesa legge suprema” (can. 1752), sebbene in un inciso relativo alle norme da considerare nelle cause di trasferimento dei parroci.

Francesco ricorda come la salus animarum è “l’unum necessarium” e “il bene supremo” che “si identifica con Dio stesso” e di cui “dobbiamo ogni giorno apprendere la sapiente ricerca”.

“La salute spirituale, la salus animarum delle persone – afferma ancora Papa Bergoglio rivolto ai Vescovi – costituisce il fine di ogni azione pastorale”.

Sembra riecheggiare l’insegnamento di Benedetto XVI (cfr. Allocuzione alla Rota del 22 gennaio 2011, leggi qui) secondo cui l’aspetto giuridico non è e non può essere mai contrapposto alla pastorale, in quanto il diritto stesso è uno strumento pastorale di cui la Chiesa si serve per offrire agli uomini la salvezza.

La dimensione giuridica e quella pastorale – affermava Papa Ratzinger – sono inseparabilmente unite nella Chiesa, in quanto entrambe tendono alla comune finalità della salvezza delle anime: anche i processi e le attività di applicazione del diritto svolte nei Tribunali ecclesiastici possiedono dunque un autentico senso pastorale. Come peraltro sostenuto fortemente anche da Giovanni Paolo II (cfr. Allocuzione alla Rota del 18 gennaio 1990) “non è vero che per essere più pastorale, il diritto debba rendersi meno giuridico”.

E la vera carità nei confronti delle persone non può che fondarsi sulla verità, come ebbe a ricordare ancora Benedetto XVI nell’ Allocuzione alla Rota del 28 gennaio 2006. E’ forse utile ricordare le parole pronunciate in quell’occasione dall’allora Pontefice, che permettono certamente di capire meglio anche quanto affermato oggi da Papa Francesco:

 “Il valore pastorale [del processo] non può essere separato dall’amore alla verità. Può avvenire infatti che la carità pastorale sia a volte contaminata da atteggiamenti compiacenti verso le persone. Questi atteggiamenti possono sembrare pastorali, ma in realtà non rispondono al bene delle persone e della stessa comunità ecclesiale; evitando il confronto con la verità che salva, essi possono addirittura risultare controproducenti rispetto all’incontro salvifico di ognuno con Cristo. Il principio dell’indissolubilità del matrimonio, riaffermato da Giovanni Paolo II con forza (…) appartiene all’integrità del mistero cristiano. Oggi purtroppo ci è dato di constatare che questa verità è talvolta oscurata nella coscienza dei cristiani e delle persone di buona volontà. Proprio per questo motivo è ingannevole il servizio che si può offrire ai fedeli e ai coniugi non cristiani in difficoltà rafforzando in loro, magari solo implicitamente, la tendenza a dimenticare l’indissolubilità della propria unione. In tal modo, l’eventuale intervento dell’istituzione ecclesiastica nelle cause di nullità rischia di apparire quale mera presa d’atto di un fallimento”.

Oggi Francesco ripete che un corretto rapporto tra giustizia e carità non può mai prescindere dal fondamentale principio della salus animarum a cui la Chiesa tende in ogni sua attività e che si fonda sulla verità.

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Leggi qui il discorso integrale di Papa Francesco alla Rota (dal sito della Santa Sede)

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Sulla salus animarum, principio dell’ordinamento canonico leggi qui un intervento del 2000 del Card. Julian Herranz (dal sito della Santa Sede)

Sul rapporto tra diritto e pastorale, leggi qui un articolo del Prof. Eduardo Baura

 

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