Papa Francesco all’apertura dell’anno giudiziario al Tribunale della Rota

papa alla Rota

“Il giudice, nel ponderare la validità del consenso matrimoniale deve tener conto del contesto di valori e di fede – o della loro carenza o assenza – in cui l’intenzione matrimoniale si è formata”. Così Papa Francesco nel suo discorso agli operatori del Tribunale Apostolico della Rota Romana, tenuto venerdì 23 gennaio 2015 presso la Sala clementina in Vaticano in occasione dell’apertura dell’anno giudiziario. Il Pontefice ha quindi posto l’accento nel suo intervento sull’errore determinante la volontà, un’ipotesi di nullità del matrimonio prevista dal can. 1099 del Codice di diritto canonico: “la non conoscenza dei contenuti della fede” da parte dei nubendi potrebbe arrivare ad integrare questo speciale tipo di errore e rendere quindi invalido il consenso manifestato dalla parti.

La riflessione di Bergoglio ai giudici rotali si è incentrata quest’anno sul contesto umano e culturale in cui si forma l’intenzione matrimoniale. “La crisi dei valori nella società non è certo un fenomeno recente – ha affermato il Papa, sottolinenado ancora come “l’abbandono di una prospettiva di fede sfocia inesorabilmente in una falsa conoscenza del matrimonio”. Da questa falsa conoscenza e rappresentazione del matrimonio, sempre più diffusa e comune nella moderna società secolarizzata, può quindi verificarsi oggi più di frequente che le coppie che chiedono di sposarsi in Chiesa non esprimano in realtà un valido consenso in ordine agli elementi essenziali del matrimonio cristiano, in quanto la loro intenzione ha invece ad oggetto un’idea di matrimonio del tutto diversa, influenzata dal contesto sociale.

“Il giudice – ha proseguito il Pontefice – è chiamato ad operare la sua analisi giudiziale quando c’è il dubbio sulla validità del matrimonio, per accertare se ci sia un vizio d’origine del consenso, sia direttamente per difetto di valida intenzione, sia per grave deficit nella comprensione del matrimonio stesso tale da determinare la volontà (cfr can. 1099). La crisi del matrimonio, infatti, è non di rado nella sua radice crisi di conoscenza illuminata dalla fede, cioè dall’adesione a Dio e al suo disegno d’amore realizzato in Gesù Cristo”.

Molte coppie si avvicinano oggi al sacramento senza conoscere nemmeno i suoi aspetti fondamentali, senza nessuna consapevolezza di fede. “Questa eventualità non va più ritenuta eccezionale come in passato, data appunto la frequente prevalenza del pensiero mondano sul magistero della Chiesa. Tale errore non minaccia solo la stabilità del matrimonio, la sua esclusività e fecondità, ma anche l’ordinazione del matrimonio al bene dell’altro, l’amore coniugale come «principio vitale» del consenso, la reciproca donazione per costituire il consorzio di tutta la vita”.

Papa Francesco ha quindi rivolto il suo appello ai giudici rotali per “un accresciuto e appassionato impegno nel ministero, posto a tutela dell’unità della giurisprudenza nella Chiesa”.

E poi l’indicazione della sfida più importante per chi amministra la giustizia, quella di “non chiudere la salvezza delle persone dentro le strettoie del giuridicismo. La funzione del diritto è orientata alla salus animarum a condizione che, evitando sofismi lontani dalla carne viva delle persone in difficoltà, aiuti a stabilire la verità”.

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Qui il testo integrale del discorso del Papa (dal sito della Santa Sede)

Qui il commento (dal sito News.va)

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