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La normativa sul nuovo processo matrimoniale è un valido strumento che deve essere applicato

sposalizio

Papa Francesco interviene in occasione della conclusione di un corso di formazione organizzato dalla Diocesi di Roma e dal Tribunale apostolico della Rota romana sui temi del matrimonio e della famiglia e parla delle riforme del processo canonico matrimoniale. Il discorso pronunciato dal Pontefice il 27 settembre 2018 a San Giovanni in Laterano, alla presenza del Cardinale vicario e di numerosi operatori del settore, spazia dai possibili casi di nullità matrimoniale per incapacità o mancanza di fede, all’applicazione delle nuove norme del M.P. Mitis iudex, fino ai temi del ruolo più “pastorale” del Difensore del vincolo e ancora della gratuità dei processi, come pure – in certi casi – dell’inutilità dell’intervento dell’avvocato.

Discorso di Papa Francesco all’inaugurazione dell’anno alla Rota Romana

papa alla rota

Si è svolta venerdì 22 gennaio 2016 la cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario del Tribunale Apostolico della Rota Romana. Presso la Sala Clementina in Vaticano, Papa Francesco ha tenuto la sua allocuzione alla presenza del Decano, dei Prelati Uditori, oltre che degli Avvocati e degli operatori del Tribunale. “La Rota – ha affermato il Pontefice – è il Tribunale della famiglia” ma anche “il Tribunale della verità del vincolo sacro” del matrimonio. “Non può esserci confusione – ha ribadito con forza Papa Francesco – tra la famiglia voluta da Dio e ogni altro tipo di unione”.

O. Fumagalli C., A. Sammassimo. Famiglia e matrimonio di fronte al Sinodo

Famiglia

L’invito di Papa Francesco di considerare l’anno tra i due Sinodi tempo di maturazione delle idee ha indotto ad approfondire il dibattito sui temi legati alla famiglia e al matrimonio. In questo volume autorevoli storici del diritto, canonisti, ecclesiasticisti, costituzionalisti, penalisti e criminologi, civilisti e processual-civilisti hanno trattato importanti profili di particolare attualità con metodo rigorosamente scientifico, ma in forma comprensibile anche da chi non è giurista: matrimonio, fecondazione, adozione, violenza all’interno della famiglia, best interest del minore e genitorialità, diritti umani. Il libro rappresenta quindi un contributo di pensiero sulle principali sfide affrontate dai Padri Sinodali.

Verso il Sinodo 2015: pubblicato l’Instrumentum laboris

Erdo

Il tema del processo canonico di nullità matrimoniale e della sua riforma e semplificazione resta all’attenzione dei lavori del Sinodo dei vescovi, di cui è in programma il prossimo ottobre in Vaticano la XIV Assemblea ordinaria. Ne ha parlato in particolare il card. Peter Erdo, arcivescovo di Budapest ed illustre canonista, nella conferenza stampa di presentazione dell’Instrumentum laboris dell’assise sinodale. Riportiamo di seguito le parole del porporato sul tema, pubblicate sul Bollettino della sala stampa della Santa Sede del 23 giugno.

Cassazione, Sezioni Unite, sentenza 17 luglio 2014, n. 16379

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No alla delibazione della sentenza canonica di nullità matrimoniale se c’è stata convivenza per tre anni

La massima: La convivenza coniugale che si sia protratta per almeno tre anni dalla data di celebrazione del matrimonio concordatario, crea una situazione giuridica disciplinata da norme costituzionali, convenzionali e ordinarie di ordine pubblico italiano, che sono fonti di diritti inviolabili, di doveri inderogabili, di responsabilità, anche genitoriali, e di aspettative legittime tra i componenti della famiglia. Pertanto, non può essere dichiarata efficace nella Repubblica Italiana la sentenza definitiva di nullità di matrimonio pronunciata dal Tribunale ecclesiastico per qualsiasi vizio genetico accertato e dichiarato dal giudice ecclesiastico per contrarietà all’ordine pubblico interno italiano. La relativa eccezione deve però essere sollevata dalla parte nel giudizio di delibazione a pena di decadenza.

Cassazione, I Sez. civile, sentenza 21 maggio 2014, n. 11226

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Matrimonio concordatario ed esclusione di uno dei bona matrimonii.

La massima: La sentenza di divorzio ha “causa petendi” e “petitum” diversi da quelli della domanda di nullità del matrimonio concordatario, investendo il matrimonio-rapporto e non l’atto con il quale è stato costituito il vincolo tra i coniugi, per cui se, nel relativo giudizio, non sia espressamente statuito in ordine alla validità del matrimonio non è impedita la delibazione della sentenza del tribunale ecclesiastico che abbia dichiarato la nullità del matrimonio concordatario. 

Cassazione, I Sez. civile, sentenza 19 maggio 2014, n. 10956

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Delibazione della sentenza ecclesiastica di nullità matrimoniale e rispetto dei termini di comparizione ex art. 163 bis c.p.c.

La massima: Nel procedimento di delibazione la domanda che una delle parti introduce con citazione (come richiesto dall’art. 4, lett. b), del protocollo addizionale all’accordo tra Repubblica italiana e Santa Sede del 18 febbraio 1984, esecutivo con L. 25 marzo 1985, n. 121) dinanzi alla Corte di appello è soggetta alle regole del procedimento ordinario, ivi comprese quelle relative al termine di comparizione di cui all’art. 163 bis c.p.c. Tale norma, allo scopo di assicurare il diritto di difesa della controparte, impone infatti che fra la data della notificazione della citazione e la data della prima udienza di comparizione trascorra un congruo termine (dilatorio) minimo, pari a 90 giorni, tenendo conto per consolidato orientamento giurisprudenziale anche della sospensione feriale dei termini processuali.

Cassazione, I Sez. civile, sentenza 18 settembre 2013, n. 21331

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Matrimonio concordatario: delibazione della pronuncia ecclesiastica dichiarativa della nullità e richiesta di revisione dell’assegno divorzile

La massima: La delibazione della pronuncia ecclesiastica dichiarativa della nullità del matrimonio non costituisce un elemento sopraggiunto, in grado di incidere sul provvedimento economico contenuto nella sentenza di divorzio. La revisione (che è ipotesi diversa da quella della estinzione del diritto all’assegno divorzile per nuove nozze o morte del beneficiario) trova, infatti, la sua naturale giustificazione solo in un mutamento delle condizioni economiche degli ex coniugi, tale da non rendere più attuali le ragioni giustificative dell’imposizione di un assegno divorzile ovvero della misura fissata nella sentenza di divorzio.

Cassazione, I Sez. civile, ordinanza 14 gennaio 2013, n. 712

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Rimessa alle Sezioni Unite la valutazione se la convivenza protratta possa essere un impedimento alla delibazione in Italia delle sentenze ecclesiastiche di nullità matrimoniale

La Suprema Corte, con ordinanza n. 712/2013, ha rimesso alle Sezioni Unite la questione circa la possibilità di delibare in Italia la sentenza canonica di nullità del matrimonio per esclusione di uno dei “bona matrimoni” quando la convivenza si sia protratta nel tempo. Sul punto infatti si è registrato un contrasto giurisprudenziale in seno alla stessa Corte di Cassazione, dove anche recentemente sono state sostenute posizioni opposte circa il “valore sanante” della protrazione della convivenza per un lungo periodo. In particolare le Sezioni Unite dovranno appunto stabilire se la “protrazione ultrannuale della convivenza” rappresenti una condizione ostativa al riconoscimento della sentenza ecclesiastica di nullità e se sia rilevabile d’ufficio dalla Corte di appello e anche dalla stessa Cassazione, quando risultante dagli atti.

Cassazione, I Sez. civile, sentenza 22 agosto 2011, n. 17456

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Sì alla delibazione della sentenza di nullità del matrimonio per esclusione dei bona matrimonii se la divergenza tra volontà e dichiarazione è conoscibile dalla controparte

La massima: Va delibata la sentenza ecclesiastica che abbia pronunciato la nullità del matrimonio per esclusione da parte di uno dei coniugi dei bona matrimonii, purchè tale divergenza tra volontà e dichiarazione sia stata manifestata dall’altro coniuge o da questa conosciuta o comunque conoscibile con il criterio dell’ordinaria diligenza. Il giudice italiano, dovendo esprimere una valutazione estranea all’oggetto del giudizio canonico, di garanzia dell’affidamento negoziale incolpevole da parte del coniuge, può provvedere ad un’autonoma valutazione delle prove secondo le regole del processo civile.