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Corte di Cassazione, Sez. I Civile, ordinanza 14 gennaio 2013, n. 712

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Rimessa alle Sezioni Unite la valutazione se la convivenza protratta possa essere un impedimento alla delibazione in Italia delle sentenze ecclesiastiche di nullità matrimoniale

La Suprema Corte, con ordinanza n. 712/2013, ha rimesso alle Sezioni Unite la questione circa la possibilità di delibare in Italia la sentenza canonica di nullità del matrimonio per esclusione di uno dei “bona matrimoni” quando la convivenza si sia protratta nel tempo. Sul punto infatti si è registrato un contrasto giurisprudenziale in seno alla stessa Corte di Cassazione, dove anche recentemente sono state sostenute posizioni opposte circa il “valore sanante” della protrazione della convivenza per un lungo periodo. In particolare le Sezioni Unite dovranno appunto stabilire se la “protrazione ultrannuale della convivenza” rappresenti una condizione ostativa al riconoscimento della sentenza ecclesiastica di nullità e se sia rilevabile d’ufficio dalla Corte di appello e anche dalla stessa Cassazione, quando risultante dagli atti.

Corte di Cassazione, Sez. I Civile, sentenza 22 agosto 2011, n. 17456

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Sì alla delibazione della sentenza di nullità del matrimonio per esclusione dei bona matrimonii se la divergenza tra volontà e dichiarazione è conoscibile dalla controparte

La massima: Va delibata la sentenza ecclesiastica che abbia pronunciato la nullità del matrimonio per esclusione da parte di uno dei coniugi dei bona matrimonii, purchè tale divergenza tra volontà e dichiarazione sia stata manifestata dall’altro coniuge o da questa conosciuta o comunque conoscibile con il criterio dell’ordinaria diligenza. Il giudice italiano, dovendo esprimere una valutazione estranea all’oggetto del giudizio canonico, di garanzia dell’affidamento negoziale incolpevole da parte del coniuge, può provvedere ad un’autonoma valutazione delle prove secondo le regole del processo civile.

Hanna Alvan. La benedizione e il ministro del matrimonio nel diritto orientale

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E’ proprio nel senso del sacro nella tradizione orientale, sia nel concetto teologico stesso della natura dei sacramenti, sia nella celebrazione di questi sacramenti, che risiede l’essenziale differenza fra il matrimonio nella Chiesa Latina e il matrimonio nelle Chiese Orientali. E per questo che non c’è matrimonio nelle Chiese Orientali, senza un rito sacro (can. 828 CCEO), dove la presenza attiva del ministro sacro costituisce un elemento essenziale indispensabile per la validità. Proponiamo sull’argomento un contributo di S.E. Mons. Hanna Alwan, Vescovo maronita, su gentile concessione dell’Autore, tratto da “La condizione nella tradizione orientale”.