Un ricordo di Mons. Giorgio Corbellini

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Ci ha lasciati il Vescovo Mons. Giorgio Corbellini, Presidente dell’Ufficio del lavoro della Sede apostolica. Con lui viene a mancare non solo uno dei massimi esperti di diritto dello Stato della Città del Vaticano, ma prima ancora un uomo umile e sempre disponibile nei confronti di chi ricorreva a lui. La sua vita è ben sintetizzata nel motto scelto per il suo ministero episcopale ‘servi inutiles sumus’: con la sua bonomia e affabilità, era solito commentare che essere inutili era già un buon risultato rispetto all’essere dannosi.

Non a caso, proprio quello stesso brano del Vangelo di Luca da cui il versetto è tratto ha voluto che fosse proclamato nella Messa del suo funerale, celebrato nella Cattedrale della sua Piacenza in un uggioso pomeriggio d’autunno. Come nella citazione evangelica, diceva di essere un servo inutile, ma solo dopo aver fatto con scrupolo e impegno tutto quello che doveva, in una vita spesa a servizio della Chiesa e della Santa Sede, in particolare attraverso la sua competenza giuridica, la sua umanità e comprensione e quel suo modo benevolo e rassicurante che aveva nel trattare anche i casi più delicati.

Nato a Travo, in provincia e diocesi di Piacenza, il 20 aprile 1947, viene battezzato con il nome di Giorgio in onore del santo di cui proprio in quei giorni ricorre la memoria liturgica. La mamma, scomparsa appena qualche anno prima di lui, raccontava come fin da piccolo non ebbe nessuna esitazione nel voler dedicarsi al Signore e diventare sacerdote. Così ad undici anni entra nel seminario e nel 1971 è ordinato prete, svolgendo il suo ministero nella sua diocesi, a Borgo Val di Taro. Il legame con la sua terra e la semplicità di una civiltà contadina fatta di duro lavoro, di valori di fede e di attenzione al prossimo rimarranno una sua caratteristica per tutta la vita, anche quando inizia il suo ministero a Roma, dove viene mandato a studiare diritto canonico all’Università lateranense (si laurea in utroque iure con il massimo dei voti) e poi allo Studium del Tribunale della Rota romana (conseguendo il titolo di Avvocato rotale nel 1985). Inizia quindi il suo servizio per la Santa Sede, al Pontificio consiglio per i testi legislativi e dal 1992 al Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, come Capo ufficio giuridico e poi come Vice Segretario generale, incarico che ricopre fino al 2011. Tutte le riforme importanti del diritto vaticano che si sono sviluppate in quegli anni, vedono Corbellini sempre coinvolto direttamente e con grande impegno nelle diverse Commissioni preparatorie e nell’elaborazione dei testi normativi, spesso – come era nel suo stile – in un’attività paziente e silenziosa, che si rivela sempre assolutamente indispensabile ed insostituibile per chi era chiamato a decidere. Sono gli anni in cui si avvia una riforma profonda del sistema giuridico vaticano, a partire dai lavori per la revisione della legge fondamentale dello Stato, che Giovanni Paolo II promulga nel 2000 in sostituzione di quella legge n. I, voluta da Pio XI all’indomani della Conciliazione. Sul nuovo testo normativo, su cui aveva lavorato direttamente, il nostro scrisse tra l’altro anche un prezioso contributo scientifico.

Seguì poi la riforma della legge sulle fonti del diritto (2008) e quella sulla cittadinanza vaticana (2011), solo per citare le più importanti. Lavorò direttamente anche sui temi di più specifico interesse del Governatorato, in particolare in occasione della riforma della legge sul Governo del piccolo Stato d’Oltretevere e della sua amministrazione, e della legge monetaria che introdusse l’euro anche nello SCV.

Negli ultimi anni del suo incarico presso il Governatorato, è stato il vice di mons. Viganò (Carlo M.) che dal 2009 era stato ivi chiamato a svolgere l’incarico di Segretario generale. Dopo Corbellini peraltro nessun altro ha assunto più quella carica.

Papa Benedetto XVI nel 2009 lo consacra Vescovo (assume il titolo di Abula) e lo nomina Presidente dell’Ufficio del Lavoro della Sede apostolica, incarico a cui l’anno seguente aggiunge quello di Presidente della Commissione disciplinare della Curia Romana. Nel 2014 Francesco lo nomina ad interim nel delicatissimo ruolo di Presidente dell’Autorità di informazione finanziaria del Vaticano.

Per le sue competenze giuridiche, è stato anche nominato dal Papa quale componente di diverse commissioni, presso la Congregazione per la dottrina della Fede in materia di scioglimento del matrimonio ‘in favorem fidei’ e di ‘delicta reservata’. E’ stato inoltre Notaio dello Stato della Città del Vaticano e Giudice presso il Tribunale di Appello del Vicariato di Roma. Dal 2016 era anche membro della Congregazione per le Cause dei Santi.

Autore di numerosi articoli e pubblicazioni in materia di diritto canonico e di diritto dello Stato della Città del Vaticano, ha collaborato per la redazione di testi normativi in numerose Commissioni presso la Segreteria di Stato, l’APSA, il Governatorato ed il Vicariato di Roma.

Fu uno dei primi ad occuparsi di un tema che sarebbe diventato di grande attualità, quello del Sinodo, su cui produsse una monografia già nel 1986. Una parte di questo suo lavoro, grazie alla disponibilità dell’autore, venne ripubblicata anche su sito web www.iuscanonicum.it (qui). Restano di fondamentale importanza per la materia del diritto vaticano le sue opere, in particolare il terzo volume su ‘Leggi e disposizioni dello Stato della Città del Vaticano’ (2007), con cui terminò la trilogia iniziata da uno dei suoi maestri Mons. Winfried Schulz, e i due volumi di ‘Ius Civitatis Vaticanae’, le dispense precise e puntuali, corroborate da un ingente apparato bibliografico, che tuttavia volle sempre lasciare ad uso interno degli studenti della Lateranense che seguivano i suoi corsi di diritto vaticano.

Dal 1994, continuò sempre ad insegnare in Laterano anche quando venne nominato Vescovo e nonostante i tanti impegni nella Curia romana. Come pure non abbandonò mai l’aiuto pastorale e la celebrazione della Messa e della confessioni alla Parrocchia di Santa Lucia, dove prestava servizio fin da quando venne a Roma. Conservò un rapporto speciale con la sua terra e la sua gente: tornava nella sua diocesi per le cresime e per le feste a cui spesso veniva invitato; a Natale e a Pasqua era contento di tornare per celebrare come un qualsiasi prete di campagna nella Parrocchia della sua terra, a vero beneficio dei fedeli e dei sacerdoti della zona. Chiunque l’ha conosciuto non ha mancato di notare la sua cordialità, la sua disponibilità e la sua bonomia, unita anche ad un’ironia acuta e sagace, ma sempre rispettosa. Non si tirava indietro di fronte a nessun tipo di problema e, se non poteva fare lui personalmente, indirizzava con un consiglio, un riferimento, un aiuto.

Al suo funerale a Piacenza, il Papa in persona ha voluto mandare il Cardinale Konrad Krajewski, Elemosiniere pontificio, ad abbracciare quanti hanno conosciuto don Giorgio, come si faceva chiamare, e l’hanno accompagnato nell’ultimo viaggio. Nel suo testamento spirituale, alla fine della sua esistenza e provato dalla malattia, ha scritto: ‘Benedico il Signore per l’infinita misericordia con cui ha accompagnato sempre e dovunque la mia vita’. Se n’è andato come suo solito senza clamori, come il servo inutile del Vangelo che a fine giornata si congeda senza rimpianti, nella consapevolezza di aver fatto bene per il suo Signore tutto quello che doveva fare.

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